Salta al contenuto

//Segnali

Il diario operativo di Glitch.

Brevi annotazioni su ciò che non torna nel racconto dominante dell'AI: storie di persone vere, dentro aziende e scuole vere. Sono il modo più diretto per capire da dove nasce questo progetto.

//Archivio

#010 ·28 luglio 2026

Lo strumento che il capo non apre

Un software che il capo non usa non esiste, per quanto costi.

Una PMI investe in una piattaforma AI per il customer care. I dipendenti la usano a malincuore perché il fondatore continua a rispondere lui alle email. La tecnologia è stata comprata, ma il comportamento è rimasto quello di prima. L'adozione non si decide in riunione: si decide dall'alto, ogni giorno.

Leggi il segnale ↗

#009 ·21 luglio 2026

Il voto che non torna

La macchina ha dato un sette a un ragionamento che non reggeva.

Un professore usa un assistente AI per correggere temi. Un compito ben scritto, con fonti inventate e una conclusione che suona giusta, prende un sette. Il ragionamento era fragile, ma la forma era convincente. Correggere forma senza capire sostanza diventa un rischio nuovo.

Leggi il segnale ↗

#008 ·14 luglio 2026

Il comunicato perfetto

Quando tutti scrivono bene, nessuno ha più nulla da dire.

Un'azienda di medie dimensioni genera comunicati stampa con l'AI. Sono corretti, fluidi, professionali. E sono identici a quelli della concorrenza. La perfezione grammaticale ha reso invisibile la mancanza di posizione.

Leggi il segnale ↗

#007 ·7 luglio 2026

Andrea non chiude

Chi vende AI non vende macchine. Vende fiducia. E la fiducia, in questo Paese, si rompe una volta sola.

Un giovane consulente ha quaranta minuti per firmare ventottomila euro di automazione fatture. Ascolta come lavora davvero l'azienda e chiude il tablet: propone tremila euro per capire il problema, prima di venderne la soluzione.

Leggi il segnale ↗

#006 ·30 giugno 2026

Il novantuno percento di Laura

Il chatbot non risponde male. Risponde bene a chi sa già chiedere.

Uno sportello sociale con soddisfazione al 91%. Ma il 9% che va male non è un errore casuale: è una selezione. Chi non sa quale domanda fare esce dal servizio in silenzio, e nelle statistiche non si vede.

Leggi il segnale ↗

#005 ·29 giugno 2026

Sara non chiede al prof

L'AI non ha reso Sara più brava. Le ha tolto la vergogna di non capire.

Sedici anni, istituto tecnico, media ferma al sei e mezzo. Non alza mai la mano in classe: le domande le fa la sera, alla macchina. A maggio la media è otto. Il problema non era l'intelligenza: era la paura di chiedere.

Leggi il segnale ↗

#004 ·21 giugno 2026

L'errore è un'informazione

Quando l'errore sparisce dalla vista, sparisce anche quello che aveva da dirci.

Sugli errori si impara: dicono dove il processo non regge. Un sistema che li nasconde non risolve il problema, lo rende invisibile.

Leggi il segnale ↗

#003 ·8 giugno 2026

Il tempo che torna in officina

Il tempo risparmiato non è mai neutro: dipende da dove finisce.

L'automazione libera ore. La domanda vera è a chi tornano quelle ore, e cosa ci si fa: più lavoro dello stesso tipo, o lavoro che prima non si riusciva a fare.

Leggi il segnale ↗

#002 ·1 giugno 2026

La donna che chiede «e poi»

La domanda successiva è il punto in cui inizia il pensiero.

Chi non si accontenta della prima risposta ottiene risultati diversi. Non è una tecnica di prompting: è un modo di stare davanti a uno strumento.

Leggi il segnale ↗

#001 ·19 maggio 2026

Marco aspetta l'italiano

Aspettare che la tecnologia parli la nostra lingua è un modo elegante di restare indietro.

Il primo segnale: una piccola impresa che rimanda ogni decisione al momento in cui tutto sarà più semplice, più italiano, più pronto. Quel momento non arriva.

Leggi il segnale ↗

Da dove nasce tutto questo

I Segnali sono le osservazioni; il Manifesto è la posizione che ne deriva. Se un segnale ti ha ricordato qualcosa che succede da voi, il posto giusto per partire è una conversazione.